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I Compagni da portare in Crociera Stampa E-mail
Vademecum

         Gli equipaggi possono essere formati da gruppi precostituiti di amici o da singoli o coppie che vengono agglomerati a poco a poco ad opera dello skipper che essi vorranno conoscere preventivamente. Lo skipper quindi dovrà costituire il gruppo, non solo cercando di far coincidere i periodi e i posti in cuccetta, ma anche gli aspetti caratteriali di tutti.

L’operazione va quindi accompagnata da una sorta di selezione i cui discriminanti che non sono di età o di sesso, sono dettati dall’esperienza di chi, in barca, ha portato un po’ tutte le tipologie di personalità. Sul tipo di compagni da avere in crociera esistono le teorie più contrastanti : alcuni sostengono che per costituire un gruppo per una crociera, sia indispensabile che tutti siano amici di lunga data affiatatissimi (velatura asociale). I pessimisti sostengono l’esatto contrario: non ci si deve conoscere affatto perché tanto poi si litiga, e alla fine ognuno per la sua strada….poi ci sono i misogini che non vogliono donne perché sono delle seccature , e le mogli represse che non vogliono i mariti perché non vogliono trascorrere una crociera come se stessero a casa a cucinare per loro….e così via; in verità esiste un elemento indispensabile che potrà accomunare tutta questa gente, ed è il profondo desiderio di vivere il mare in tutta la sua integralità, in una vacanza fondata sull’amore per la natura in cui le uniche regole sono il rispetto per l’ambiente e il prossimo, si andrà a dormire quando si ha sonno e si mangerà quando si ha fame; tutti a bordo hanno gli stessi ruoli, a turno tutti cucinano e chi non sa cucinare lava i piatti, e chi lava i piatti non svolgerà un ruolo meno importante di chi salpa l’ancora o chi regola le vele, perché tutti insieme formano l’equipaggio da cui dipende la riuscita sia della navigazione che della vacanza, in cui l’obiettivo primario è andare a fare il bagno nell’acqua verde verde, e quello successivo: cosa ci mangiamo adesso.

La frase quotidiana che ci avvelena l’esistenza: “che ore sono ?” dal momento in cui si salpa a quando si restituisce la barca è totalmente priva di significato.

Questo è ciò che lo skipper deve dire ai potenziali clienti neofiti affinché entrino nell’ottica di quel tipo di vacanza che stanno per trascorrere, poi nella chiacchierata lo skipper dovrà capire il loro grado di adattabilità informandosi sulle vacanze precedenti trascorse da questi. Se per esempio hanno sopravvissuto con piacere ad un qualsiasi campeggio, si può stare tranquilli che il grado di adattabilità è ottimo, e vivranno la crociera come una situazione di lusso sfrenato; chi invece ha solo fatto hotel deve essere messo in guardia: che la vacanza è estrema e che dovrà giurare solennemente che si impegnerà con tutto lo spirito ad adattarsi alla micro-comunità in questione. Chiaramente il massimo comune denominatore sarà l’amore per il mare; è pericolosissimo imbarcare persone che detestano il mare convincendoli con frasi del tipo: vedrai che così ti piacerà…o ancora peggio costringendoli in quanto mogli o mariti con le patetiche (purtroppo molto praticate) formule di ricatto: l’anno scorso ti ho accontentata andando dai tuoi …..meglio accordarsi con vacanze separate. Una persona perennemente scontenta nel gruppo si avverte anche se dissimula, e crea situazioni di tensione e abbassa il morale di tutti.

Un altro elemento pericoloso da portare a bordo e che chi forma il gruppo deve assolutamente riconoscere e dissuadere dal trascorrere questo tipo di vacanza è l’incontentabile. L’incontentabile è quel soggetto che quando avete la malaugurata idea di invitare a cena, anziché rallegrarsi che almeno una sera mangerà gratis, facendo i complimenti ai cuochi sperando di tornarvi presto, denigrerà le portate dicendo che manca un po’ di sale o che lui avrebbe messo un po’ di questo o di quello e che come le fa sua mamma non le fa nessuno….Questo elemento è garantito: rovinerà la vacanza a tutti! Qualora un personaggio simile venisse irrimediabilmente fatto imbarcare, al primo sintomo di tensione dovrà emergere la diplomazia dello skipper, che prima sdrammatizzerà cercando di mettere la cosa in chiave comica, se la tensione dovesse aumentare dovrà imporre la propria autorità per ridurlo all’impotenza, a costo di doverlo sbarcare al porto più vicino.

Cercare di accontentare un incontentabile è un’impresa vana, che porterà lo skipper a trascurare le esigenze di tutto l’equipaggio per tentare di accontentare chi , una volta sbarcati, andrà in giro raccontando a tutti che la crociera in barca a vela è stata uno schifo....In definitiva cosa fare quando si presentano delle persone dall’aria incontentabile che vorrebbero fare una crociera, gli si dice forse di rinunciare? Assolutamente no, bisogna semplicemente adunarli e creare un equipaggio formato da soli incontentabili, lo skipper dovrà armarsi di tutto il suo savoir faire, cercando di cogliere l’aspetto più comico possibile, per riuscire a sopravvivere una settimana con questi elementi, proponendo una soluzione che ricada su di chi lagna l’ennesima  petulanza ; ad es. “questo posto non mi piace perchè....” non c’è problema, salpiamo subito (anche se è notte e si sono impiegate due ore per arrivarci e ci vuole altrettanto per raggiungere la prossima meta, chiaramente chi si è lamentato salperà l’ancora, isserà le vele e farà il primo turno di durata imprecisata al timone). “ non voglio dormire in rada ...la barca si muove, ho paura”- OK andiamo a dormire in porto ( lo skipper sceglierà il porto più caro della zona in quanto gli stazionamenti sono a carico dell’equipaggio).

” non ho voglia di cucinare anche quando sono in vacanza “ ( nonostante questo aspetto fosse già stato chiarito ) OK andiamo al ristorante ( per tutta la crociera lo skipper è ospite dell’equipaggio ).

La cosa più incredibile è che dopo una settimana di reciproche torture questo equipaggio che nessuno skipper vorrebbe mai avere a bordo, si sarà talmente divertito che starà già programmando la prossima crociera per l’anno venturo.

Poi ci sono quelli che dicono di soffrire il mal di mare e che hanno paura di stare una settimana in barca. Chi non ha esperienza di skipperaggio sarebbe tentato di lasciarli a casa; questo invece sarebbe un grosso errore, perchè alla fine sono quelli che daranno maggior soddisfazione. Bisogna partire dalla consapevolezza che di mal di mare non è mai morto nessuno, e il malessere è un problema in gran parte psicologico, il resto è solo la desuetudine a stare su un qualcosa che si muove confusamente sui tre piani. Chi sostiene di

 soffrire il mal di mare, dal momento in cui esce di casa per andare in barca, non avrà altro pensiero del momento in cui i rigurgiti avranno il sopravvento sulla sua volontà. Lo skipper dovrà bandire cerotti, braccialetti, pastiglie e tutte le altre schifezze che servono solo ad addormentare il cervello e che sfruttano al più l’effetto placebo, soprattutto con chi ha avuto la malsana idea di portarli per volerli utilizzare durante tutta la settimana. Sarà compito dello skipper distrarre queste persone, conferendo loro ruoli di responsabilità, come ad esempio il timonare che richiede costante concentrazione; a questo punto il pensiero del malessere svanirà per lasciare il posto a cose più importanti. Una volta abituati al rollio della barca queste persone avranno guadagnato quella dose di autostima che mancava perchè lasciassero i cerotti e le altre porcherie in farmacia, inoltre coltiveranno l’orgoglio di aver conquistato con le sole proprie forze ciò che non avrebbero mai immaginato di riuscire a fare, e cioè: rendersi utili. Quando poi scenderanno dalla barca dopo giorni trascorsi da veri marinai, sembrerà loro muoversi il suolo, niente paura: è il mal di terra !

 

 


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